| Warsaw's profileTropico del CancroPhotosBlogLists | Help |
Tropico del Cancrorapporto sulle anomalie di sistema |
|||||
|
Versozero? ci muoviamo costantemente, scappando da chissàcosa: http://versozero.blogspot.com http://poesiacasuale.blogspot.com http://poesiacontemporaneaindipendente.blogspot.com questa resterà una cattedrale del passato, come ve ne sono state tante. addio tropico del cancro. mumbai breakdance contestl'esercito e le donne e le granate
regalate nelle stanze degli hotel a cinque stelle, ne vuoi ancora? mercenari pagati più di qualsiasi sceriffo giù in città stanno sparando sulla folla come si fa in addestramento con delle sagome di cartone e gesso. è chiaro che chi si pone come giudice della vita e della morte altrui ha già superato il sottile confine fra logica e cannibalismo, non vi è nessuna forma di libertà tra una pallottola e l'altra, nessun errore viene corretto, semmai se ne aggiungono altri a rendere il quadro di sangue ancor più vivido, mentre i cospiratori si girano i pollici soddisfatti nelle rispettive poltrone, lontano dal fumo dei detonatori. il fuoco che, nella notte, avvolge i palazzi del potere straniero, rimarca le distanze ma unisce le tragedie, mentre le prede strisciano fra le lussuosissime stanze in cerca di salvezza, un facchino è uguale ad un ambasciatore, il console ospita un freelance che si è dimenato fra i mitragliatori impazziti giù al bar. nella notte, soldati e chef, viaggiatori e marcos, bambine di neanche un anno, si cercano negli occhi a vicenda chiedendosi il senso di una punizione che non meritavano. nella notte, ambasciatori e lavapiatti, poliziotti feriti e giornalisti increduli, si stringono l'un l'altro a guardare le cattedrali occupate e barricate. un esercito invisibile, senza nulla di umano, vendica il dolore passato, con il dolore che verrà. le capsulesu di un asteroide isolato
e la cui posizione è assolutamente
intracciabile,
vi è una sola locanda, sempre aperta,
luci nere e ambienti bianchi ricordano
che si tratta di un posto immerso
nello spazio più profondo, poche case
la circondano e formano l'unico
piccolo insediamento dei colonizzatori.
eppure non è questo il posto più frequentato,
poichè gli uomini trascorrono il loro tempo
in un altro habitat, monoposto, situato sulle
scogliere più esterne dell'ammasso di polvere stellare.
una sedia bianca asettica e dal design smussato,
come uno scivolo per bambini, sta di fronte
all'interminabile distesa spaziale, avvolta
da una capsula di vetro, abbastanza grande
per contenere un pensatore, sufficientemente
piccola da tenere solo una parte dei suoi pensieri,
soltanto quelli più intimi.
chi vi prende posto accavalla le gambe e giace
in eterna riflessione o estasi, mentre
migliaia di idee si librano nell'aria artificiale,
la solitudine stimola qui una poesia che non conosce
forme d'espressione, il guscio protegge
l'ultimo stupendo baluardo a cui nessun
uomo dovrebbe mai rinunciare,
i confini della propria dimensione e vita,
niente e nessuno può infatti avervi
accesso adesso, nemmeno il vuoto.
ogni capsula è un uomo, poichè ogni uomo
è un piccolo spazio che va difeso, affinchè
la materia di cui si compone non si disperda
mai del tutto, e possa tenergli compagnia anche
di fronte l'inestinguibile ed immensa percezione
dell'universo-infinito.
la sesta vitadietro l'alba, oltre i cassonetti,
di fronte al parco deserto, superati
i bambini che non giocano, a fianco
dei locali afro, su per la via della stazione
un posto che è praticamente un'altra vita.
vi sono parole non dette, espressioni che
normalmente si evitano, cuori nuovi,
le radici del silenzio, quello buono
viviamo altre personalità, quelle
che i giorni ci hanno fatto dimenticare che eravamo,
quelle che ormai non dici più a nessuno perchè
pensia che sia inutile, vivi dei piccoli sogni
dai quali è impossibile imparare, o ricordare,
perchè se torneremo normali avranno già un altro sapore
che nella vita vera è assolutamente amaro,
col gusto dei dubbi che fino ad allora c'eravamo risparmiati.
i benefici del vivere felici sono molti,
ma noi viviamo la nostra felicità in varie dimensioni,
che non potranno mai conciliarsi, poichè i mille
frammenti dei nostri io esplosi nella modernità
non ci permettono più d'unire.
nella diversità ci relazioniamo e dobbiamo farlo,
poichè qualsiasi altro compromesso sarebbe
l'ennesimo definitivo atto di sottomissione.
<ora parliamo di affari> dissele ore scorrono normali in ufficio
mentre riordino le penne un e-mail
arriva ed io apro la posta, con calma,
come si addice ad una scimmia
evoluta fino ad indossare giacca e cravatta:
l'oggetto dice -evacuazione-, nel corpo leggo
che una delle cavie del settore marketing
si è appena mutata in una fiera divora-impiegati,
ai piani sotto sono già stati brutalizzati
una dozzina di portaborse, due segretarie,
addirittura un dirigente. accavallo le gambe.
si consiglia di usare i paracadute in dotazione
all'azienda per lanciarsi dai piani più alti,
poichè gli ascensori sono bloccati, le scale
infestate, i cargo-portapacchi intasati.
interessante penso, telefono subito al mio
broker e ordino di vendere tutte le azioni
della compagnia per cui lavoro, compra
quelle dei fornitori di sicurezza gli ordino.
mentre mi allaccio il paracadute cominciano
a diffondersi grida e urla dall'ufficio accanto,
è già troppo tardi? afferro il taglia-carte e
provo a forzare le finestre ma i comandi
centralizzati sono bloccati, diavolo.
salta la porta. uno del terzo settore vola
dentro all'ufficio dissanguato ed esanime.
rimango fermo ad aspettare, le luci cominciano
a fibrillare e vanno ad intermittenza, il mio
aiutante mi guarda inespressivo come solo
sei anni di precariato sanno renderti
<stanno arrivando> gli dico <cosa facciamo?>
neanche il tempo di rispondere che un tentacolo sbuca
dalle condotte del tetto e se lo tira su,
accidenti, mi guardo intorno, è tutto di plastica,
una fottuta trappola di plastica, il mio taglia-carte
trema, così la mia mano, non esiste stipendio
questo mese, nè bonus produttività,
la tabella di marcia dell'azienda andrà rivista,
chissà se ai piani alti se ne stanno già occupando.
chiamo il servizio d'ordine interno, m'attacco al telefono e
rimango sotto la scrivania, <siamo spiacenti> dicono
<c'è lo sciopero oggi, ci siamo rivolti ai fornitori di sicurezza,
una squadra arriverà sul posto in giornata>. ottimo affare.
intanto entra l'orrenda bestia, il suo volto si distingue
a malappena nella penombra, ammesso che abbia
un volto, io scorgo solo denti, e artigli, e lame.
avanza nel mio ufficio e annusa l'aria in cerca
della tracce della mia presenza, io trattengo il respiro
ma mi suona il cercapersone, è mia moglie, vuole
sapere se torno per cena, <sono fottuto> ho giusto il tempo
di scriverle chè la creatura mi è ormai addosso.
il giorno dopo leggerò nei giornali che quest'ennesimo
esperimento fallito è costato la vita di 482 fra impiegati e dirigenti,
l'azienda si è vista costretta ad eseguire 14 nuove clonazioni di ripristino,
la mia diligenza sul posto di lavoro ha garantito anche per me,
mi sono svegliato nuovo quest'oggi ed ho idea di chiedere il
divorzio da mia moglie, il mio broker ha telefonato nel pomeriggio,
le quote dei fornitori di sicurezza sono salite ancora, sorrido.
poi continuo a scrivere la lettera di ringraziamenti all'azienda-madre.
|
||||
|
|